Attesa (Monologo dalla fermata del tram)


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Il solito ritardo dei tram.
Ultimamente si devono sentire più preziosi del solito, d’altra parte uno dei segreti per il successo è centellinare le proprie apparizioni e farsi attendere.
I tram sono delle “prime donne” e ti tolgono pure il gusto di guadagnarti l’appuntamento: tutti gli appuntamenti sono lì, belli esposti sotto le pensiline e concessi banalmente a chiunque.
Comunque sia, con un buon libro ogni attesa può diventare un vero lusso. Basta imparare ad aspettare e con un po’ di fortuna si può arrivare a scoprire l’assassino del giallo che state leggendo, ancora prima di salire a bordo.
Parlando di attese, non ha proprio alcun senso avere fretta quando si deve aspettare per forza. Ci vuole pazienza.
Un grande classico: il tram. Sette di sera, appena uscito dal lavoro, inverno e  piove. Aspetti il tram. A che serve agitarsi e maledire ogni cosa e persona? Ci vuole calma, no?. E magari un buon libro di scorta. Prima o poi arriverà. Basta imparare ad aspettare.
Certo potrei usare la macchina, io però non ce l’ho. Ma l’ho ordinata, l’auto, e mi  hanno detto di aspettare. Dicono che sarà una cosa lunga. Non sanno esattamente quando, ma mi hanno assicurato che arriverà. Dicono che quando si ordinano certi optional, bisogna per forza aspettare. In effetti ho voluto trattarmi bene e l’ho ordinata con l’A.C.E.: Alza Cristalli Elettrici. Raro virtuosismo di lusso estremo. Visti i tempi di consegna, poi, mi sono ben guardato dall’ordinare anche il P.A.F.: Pacchetto Autisti Fumatori.
Per il momento la consegna non è un problema, tanto dovrei comunque aspettare a guidarla: sto rinnovando la patente. Dopo le visite oculistiche, mi hanno detto che devo aspettare per ricevere la patente perché hanno finito la carta rosa per stamparla e il fornitore è in ferie. Anche per il permesso temporaneo di circolazione vale la stessa cosa, avevano perso il timbro di validazione e lo stanno facendo rifare. Questione di Giorni.
Così mentre aspetto patente e macchina, aspetto il tram al freddo ma vi assicuro che immersi nella lettura non vi renderete più più nemmeno conto del tempo che passa, non sentirete più il freddo e la pioggia. Quasi non sentirete più quel malsano desiderio di tepore domestico e presto non sentirete più le mani, i piedi e le scarpe di cuoio troppo leggere per la stagione, l’ombrello richiudibile troppo piccolo e le gocce gelate dietro l’orecchio. Una vera pacchia: beata lettura. Basta imparare ad aspettare.
Sapeste quante cose si imparano così. Vi confesso che una buona percentuale delle mie conoscenze letterarie l’ho acquisita aspettando. Guerra e pace, i promessi sposi, la divina commedia, fino ad arrivare a temi più specialistici: la teoria della relatività, Il deserto dei tartari, aspettando Godot e l’idiota. Potrei andare avanti per ore.
E’ da circa tre anni che ho sviluppato questa “particolare sensibilità” per le attese. Mi ricordo come fosse ieri quella mattina in cui mi alzai al consueto suono della sveglia e ancora nella penombra della stanza fui colto dalla illuminazione. L’illuminazione di quel piccolo led rosso sotto la televisione che per anni avevo ignorato, quella piccola spia lì ad illuminarmi la piccola scritta stampata sotto: Stand-by. Attesa. In quel momento qualcosa nella mia testa scattò è rimasi sconvolto dal fatto che quella TV rimane tutto il giorno in attesa di essere accesa. Voltai la testa di scatto verso il comodino e compresi che anche la sveglia, maledetta,  era già lì pronta in attesa di suonare la mattina seguente. Preso dal panico provai a telefonare ad una amico ma il centralino metallico continuava a urlarmi nell’orecchio “attendere prego, attendere prego” mentre, in sottofondo, gracchiava l’ orribile versione telefonica di “stand by me”. Fui preso dal panico e probabilmente non fui mai restituito, ma decisi ugualmente di curarmi.
Lo psicologo, tanto per tranquillizzarmi, ci tenne a precisare che il mio caso non era semplice e che avrei dovuto aspettare parecchio per raggiungere la piena guarigione. Optai così per l’aspettativa anche al lavoro.
Ora però sono quasi guarito e sono consapevole che è proprio l’attesa a dare il giusto gusto alle cose. Che goduria, ora, quel retrogusto di mistero, quell’aroma di indefinito sprigionato dalle attese. C’ho preso la mano, ed è una fortuna perché l’unica cosa che non devo mai attendere è una nuova attesa.
Ma voi avete mai pensato ad infilare, in quelle piccole attese, quei “momenti per noi stessi” che tanto vengono elogiati dagli psicologi? “…lei dovrebbe prendersi un po’ di tempo per se…”. Perfetto, quale occasione migliore di una attesa. Finiamola con tutte quelle scuse: “non ho tempo…”, “ma quando lo faccio ….?” La benevola sorte, quando meno te lo aspetti, ti rifila tutto il tempo che vuoi.
Sei lì impegnato per raggiungere un obiettivo, lo stai quasi per toccare e … ZAC! Attendere prego. Allora, tanto vale approfittarne per farci un po’ di bene. Regaliamoci le nostre attenzioni. Prendiamoci cura di noi stessi. Amiamoci:  amiamoci in attesa sotto la pensilina del tram il 24 di dicembre, amiamoci in coda davanti all’ufficio postale alle 7 di mattina, amiamoci in coda il 14 di agosto  a mezzogiorno sulla A14. E’ semplicissimo, basta predisporsi al proprio benessere. Tutti noi abbiamo dei passatempo, degli hobby, delle passioni, no? A qualcuno piace il giardinaggio, qualcuno costruisce navi in bottiglia. Che dire poi della pratica dello yoga? Perfetto, le attese inattese, in realtà, sono la nostra ancora di salvezza in questo mondo frenetico che corre e che ci richiama con urgenza. Basta attrezzarsi,  basta un po’ di calma e basta imparare ad aspettare.
Terminata la mia cura, cominciai dalle piccole cose per abituarmi alle attese.
Cominciai con il caffè e dovreste provare anche voi. Appuntamento alla mattina di lunedì, alle ore 8.00, nel bar più centrale e frequentato che conoscete. Filtrate con la massima calma fra le 30/35 persone ammucchiate e raggiungete pazientemente il bancone. Con la voce più soave che avete domandate poi un caffè: lungo, in tazza grande, con pentolino di acqua bollente a parte e un bicchiere di acqua naturale a temperatura ambiente. Non pieno. Aspettate l’ordinato contemplando per esempio gli intagli nel legno del bancone e potreste risvegliare il restauratore che è in voi. Serviti, consumate poi la vostra colazione fino all’ultima goccia beatamente al bancone, senza cedere all’insistenza dell’ orda di cravattati che cercherà di raggiungere le brioche situate alle vostre spalle. In uno dei miei esperimenti sono riuscito ad impiegare 47 minuti e 24 secondi per finire un caffè ristretto, memorizzando nel frattempo il primo canto dell’inferno di Dante.
Vi assicuro che dopo alcune applicazioni otterrete già i primi risultati. Signori miei, non potrete più fare a meno delle attese e quando vi capiterà un imprevisto, sarete perfettamente in grado di gestire il vostro nuovo tempo libero. Sarete in grado di accettare qualunque cosa.
In autostrada, si è fuso il motore della macchina nuova mentre stavi tornando dalla tua ragazza, dopo due mesi di assenza e astinenza? Già sentivi la seta delle lenzuola sulla tua pelle e improvvisamente il fumo dal cofano ti ha oscurato la vista? Non c’è problema: vuoi perder tempo invocando e  prendendo a male parole tutte le divinità conosciute e non? No! Ci vuole calma. Calma e un buon libro e l’assistenza prima o poi arriverà.
La tua ragazza ti ha chiesto un periodo di tempo per ritrovare se stessa e ti chiede di aspettare? Non c’è problema: vuoi perdere tempo a pensare alla sua inedita e libertina indipendenza? Immaginandola e trovandola fuori con tutti i tuoi, vecchi, amici? No, Leggete! Leggete, Scrivete, Giardineggiate, Meditate, Giocate a golf! Costruite navi, progettate palazzi dipingete! Ovunque siate! Qualunque cosa stiate aspettando, state tranquilli! Calmi! Il decoupage, gli origami, La fisica quantistica!
Beh, avete capito, insomma. L’attesa può essere dolce. Forse o quasi.
Ora devo però salutarvi, sembra che il mio tram stia per arrivare.
…… Come non detto, era solo un camion e forse riesco a finire il quarto volume dell’enciclopedia.

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17 comments

  1. A spostare la prospettiva: il tempo della lettura, appena distratto dalle attese quotidiane. Mi è piaciuto questo tuo racconto ben costruito e scorrevole.

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  2. mi viene in mente la teoria del pendolo di Schopenhauer, l’attesa è la parte migliore della vita che oscilla tra noia e dolore. Io personalmente preferisco il periodo dell’attesa, della ricerca, una volta ottenuto il fine, tutto piomba nel normale e perde di interesse! Ciao!

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  3. Una mia esperienza: Una volta ho aspettato l’autobus talmente a lungo e mi sono immersa così profondamente nella gestione personalizzata dell’attesa, che, quando è arrivato, l’ho perduto (la fermata vicino a casa mia è “a richiesta”).

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  4. Allucinante 😀 Aspetto volentieri quando ho voglia di starmene con me, ma quando non ne ho e sento la necessita’ di far muovere le mie elettrocellule, manifesto 😀 Hai una particolarita’ nel trascinare chi legge nella tua/sua spirale ossessiva. Bravo 😀

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