Cena (Racconto noir)


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Era uno spettacolo che attendeva da tanto tempo.
Prima e unica data: Sabato, in prima serata, posto in prima fila.
Scenografie, regia, pubblico non pagante: uno, Emily.
Riteneva avesse già pagato a sufficienza negli anni passati.
Un’elegante sala da pranzo romanticamente allestita per una cenetta a due, curata nei minimi dettagli. Costruita da Emily ad un retorico lume di candela.
Al suo rientro, Carl, notò incantato l’atmosfera, ma gli sfuggì un dettaglio.
Gli sfuggì la perfezione maniacale.
Gli costò caro.
Le sedie ospitarono pazienti Emiliy e Carl mentre consumavano la trama degli ultimi atti.
Fino al colpo di scena.
Lei continuò a magiare, sorridendo, anche dopo l’ultima scena. La fame era sparita.
Le sembrò che mai quei bocconi fossero stati così buoni.
Sorseggiando lentamente l’ultimo bicchiere di vino, pensava che anche Carl se la sarebbe goduta, la cena. Se non gli fosse stata mortale.
Gli sarebbe piaciuta, se lei avesse dimenticato, impietosita, di aggiungere quelle poche gocce nella sua porzione.
Intanto i rancori, alcolizzati, si scrostavano dalla sua gola scivolando nelle profondita.
Si scioglievano.
Beveva soddisfatta conficcando ripetutamente un sorriso affilato sul corpo scomposto di Carl, dall’altro capo del tavolo, e filtrando tra le due candele accese.
Accese sul nuovo altare.
Poi rise. Rise liberata spalancando la bocca.
Rise dall’inferno compiaciuta, soddisfatta.
La succulenta vendetta compiuta.
Soddisfatta del perfetto finale Tanto atteso. Tanto curato.
Finalmente il suo sguardo abbandonò il macello. La Tavola.
Cominciò a smontare la scena. A ripulire la stanza. Con calma. In una atmosfera improvvisamente diradata, leggera.
Ferma difronte a lavello si fermò a respirare. Ad annusare.
Annusava l’aria ora saziata, nutrita. Senza pensare.
Ma L’aria puzzava. Nelle sue narici. Puzzava di una insulsa, insipida quiete.
Aprì il rubinetto e senza pensare ascoltò.
Il getto d’acqua cominciò a dirigere nelle sue orecchie una ossessiva armonia, che unita all’odioso aroma stordì Emily. Da debole cresceva, il ritmo. La ripetizione infinita delle medesime note.
Pensò per riprendersi. Sperò nel soggiungere dei rimorsi, ma riconobbe immediatamente quel languore. Dallo stomaco.
La fame, la sete inutilmente placate. L’ultima scena non era stata di loro gradimento.
Si unirono alle litanie angosciose nella testa di Emily. Gridavano. Volevano ancora cibo.
I polmoni riempiti di quella insoddisfazione non la fecero respirare.
Emily si rese conto del dilatarsi delle sue pupille, dirette ancora su Carl. Morto.
Non più in grado di saziarla.
Ma aveva fame. Troppa fame ancora di vendetta.
Basta silenzio.
Si abbandonò al coro, ansimando, avvicinandosi al corpo che mai più l’avrebbe soddifatta.
Un’errore. Incalcolato.
Imperdonabile congedo del sostentamento.
Respirò forte. Respirò ipnotizzata dall’odio, dalla vendetta.
Cresceva vorticosamente la necessità di punire. Di punirlo ancora.
Non bastava.
Ancora frustarlo. Inutile.
Inutile sforzo le coltellate nella carne senza vita.
Respirò. Respirò affannata.
Risucchiando e sputando l’inutile ossigeno.
In fine guardò il tavolo colpevole.
La porzione assassina unica rimasta.
A quella vista lasciò il coltelo. Rilassò il corpo.
Stabilizzò il respiro. Difronte alla pietanza che l’aveva condannata alla insaziabile fame.
Silenzio.
Poi rise.
Rise di nuovo dall’’inferno, consapevole.
Capì.
Sghignazzando istericamente, afferrò la forchetta e cominciò a ingurgitare bocconi dal piatto avvelenato di Carll.
Urlando maledettamente.
Lo avrebbe raggiunto. Inseguito.
Lo avrebbe perseguitato ancora per saziare la sua nuova fame.

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5 comments

    1. GENTILE cARLO TI RINGRAZIO DI CUORE PER ESSERTI ISCRITTO AL MIO “SALOTTO DI CHIACCHIERE E IDEE COSTRUTTIVE”, MI SONO ISCRITTA PIù CHE VOLENTIERI ANCH’IO AL TUO PERCHè MI PIACCIONO MOLTO I DISEGNI. ANCHE SE NON SONO UNA GRANDE ESPERTA D’ARTE CERCHERO’ D’INTERPRETARLI, MAGARI ANCHE CON IL TUO AIUTO. IL RACCONTO DELAL CENA MI PIACE MOLTISSIMO. CERCHERO’ DI CONOSCERTI MEGLIO LEGGENDO CON CALMA IL TUO BLOG, ALLORA A PRESTO NELLE NOSTRE RISPETTIVE DIMORE! UN ABBRACCIO, FABIANA.

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      1. Scusami! Ti ho chiamato Carlo. Vado troppo in fretta con la tastiera, ti aspetto Marco! Fabiana.

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