Autogrill – Atto quarto: Nomi e cognomi


C’è almeno un cassetto, nei depositi polverosi dei ricordi di ognuno di noi, con sopra una inconfondibile etichetta: Rustichella.
Certi nomi esposti sui banconi degli autogrill, sono ormai diventati parte integrante della memoria collettiva e sono saldamente appiccicati in maniera fintamente  casuale, dietro le immagini di tanti episodi passati. Come fossero una costante.
Fermarsi per un panino in autogrill, possiamo confessarlo, non è una casualità.
Fermarsi per un panino in autogrill è un deliberato obiettivo.  
Ogni viaggio, più o meno lungo, è sincronizzato per innescare quella domanda falsamente ingenua: ” ci fermiamo a mangiare un panino o aspettiamo di uscire dall’autostrada ?!”.
Io ad esempio recito la frase a voce alta anche se sono da solo, la domanda è ovviamente retorica: la rustichella  e la vera meta.
La rustichella riassume in se la più densa essenza del viaggio.
Se ne avesse avuto la possibilità, anche Ulisse si sarebbe fermato in autogrill per una rustichella e avrebbe fatto la fila alla cassa insieme a Marco Polo osservando  Darwin classificare le verdure nelle farciture dei sandwich dietro il vetro.
La catasta dei panini è uno spasso letterario, concepito sulle esotiche evocazioni degli ingredienti. Lo sguardo si confonde fra le sbirciate ai contenuti e le interpretazioni dei cartellini, mentre la capacità di scegliere arrossisce.
In ogni istante pensi di averlo individuato, ma in quello successivo stai già tradendo un “Camogli” per il primo “Capri” che passa.
Intanto il tempo passa lentamente , fino a quando esausto avanzi deciso davanti alla cassiera che, lì ansiosa, attende di digitare il tuo verdetto. Proprio in quell’istante, mentre con virile supponenza stai per comunicare l’arroganza della tua scelta, nel cervello sale la nebbia e i panini, ancora impressi nella retina, inscenano la loro danza suggerendo all’ unisono nomi casuali confondendo ogni nozione acquisita negli ultimi 15 anni.
Anche il mio stesso nome, in quei brevi attimi mi sembra remoto, e le mie labbra finiscono inesorabilmente per pronunciare l’unica soave e solida costante. Rustichella, qualunque fosse la precedente scelta.

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